Lo sport non è una scienza esatta, ma l’alimentazione è la chiave

Il connubio fra i due aspetti è sempre più indissolubile con l’evoluzione dei tempi. Lo sport non è una scienza esatta e nemmeno il suo rapporto con l’alimentazione può esser ascrivibile a qualcosa di oggettivo.

Leggende di atleti o intere squadre che usavano bere litri di birra prima delle partite, mangiare fra un intervallo di tempo e l’altro, abbuffarsi nei periodi di vacanze, non devono però rappresentare un alibi per coloro i quali intendono mantenere una vita sregolata nonostante pratichino sport a livello agonistico. Il tema del mangiare è sempre più centrale nella vita dell’uomo, la nascita di nuovi stili di alimentazione, gli innumerevoli programmi di cucina, l’attenzione ormai maniacale con cui si sceglie dove mangiare o comprare rifornimenti ha portato ad una cura estrema di un aspetto della nostra vita un tempo esclusivamente condizionato dal gusto, mettendo sin troppo da parte la salute ed il benessere che ne deriva.

C’è chi del mangiar sano ne ha fatto uno stile di vita, mentre altri giocatori hanno avuto seri problemi. Stiamo parlando di Muriel, che dopo i problemi di sovrappeso dei primi anni in Riviera, è riuscito grazie alla dieta del nutrizionista Angelini a migliorare esponenzialmente le sue prestazioni. Come spiega uno studio sull’alimentazione nello sport elaborato da Bwin, i calciatori sono tra gli sportivi che meno calorie possono assumere nell’arco della giornata, 3.800: poco più di un essere umano che non fa dello sport la propria attività. Solo chi pratica baseball o è un pilota di F1 o Moto Gp consuma meno calorie, circa 3.000. Un calciatore a partita corre una media di 8-10 chilometri ed è fra gli sportivi che più devono seguire una rigida alimentazione sia durante il periodo di attività ma soprattutto nel corso delle feste, dove è molto facile uscire dal peso forma.

Tra gli sport che richiedono una maggior assunzione di calorie vi è il basket, con un cestista che può permettersi di assumere oltre 6.5000 calorie. Un dato condizionato anche dall’enorme stazza di cui generalmente sono dotati i professionisti del canestro e che richiede dunque un più alto fabbisogno energetico. Estremo è invece il caso dei nuotatori, gli sportivi per eccellenza per quanto concerne la quantità di calorie che possono ingerire. Si sfiora la quota 10 mila, che equivarrebbe a 19 big mac, 8 polli interi e 83 frappè proteici. Circa tre volte quanto necessità un individuo normale: la dieta è iper-calorica e prevede, fra le altre cose, 5 omelette a colazione, uno snack alla frutta per le undici, a pranzo un panino con marmellata e burro d’arachidi e nel pomeriggio una bevanda energetica. Una lista apparentemente scarna, ma una vera bomba dal punto di vista calorico

Il caso Phelps

Esistono le eccezioni, che a ben vedere nemmeno ottengono poi risultati così cattivi. È il caso di un certo Phelps, lui in barba alla media di calorie consigliate ne assumeva durante le Olimpiadi di Rio circa 4 mila, meno della metà rispetto ad esempio al collega Lochte. I risultati non sono poi stati così male. Tra gli sport dall’alimentazione più calorica vi è ovviamente il ciclismo: il potere delle tv negli anni ha reso le grandi tappe sempre più ricche di tappe di montagna, quelle che portano grandi ascolti, tanto per intenderci. Ciò, oltre ad aumentare sempre di più il ricorso a sostanze dopanti nelle due ruote, ha reso necessario assumere sempre più calorie nel fabbisogno giornaliero.
Oggi, anche per uno sportivo amatoriale, seguire una dieta non eccessiva ma con buone norme è l’ideale per mantenersi in salute e soprattutto non vanificare quelle ore di sport tanto faticosamente dedicate negli intermezzi lavorativi della settimana. Tanta palestra ed una pancia da birra, così per intenderci, non serve a niente: né alla salute, né tanto meno all’estetica.

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