L’inesorabile destino del Castagno e del Fungo Porcino in Liguria

castagno

L’agronomo Marco Corzetto, titolare dello Studio Tecnico del Verde di Genova (www.studiotecnicodelverde.it) ci spiega che da alcuni anni la produzione di castagne nella nostra provincia sta subendo un netto calo, tanto da annullare quasi completamente i raccolti dei frutti e perfino del pregiato miele di castagno. La causa di questa progressiva dipartita è imputata da tutti alla presenza del temibile parassita cinipide galligeno e prima di esso, da un altro pericoloso patogeno: il mal dell’inchiostro che decimò, nei decenni scorsi, gli alberi presenti su tutto il territorio italiano.

Anche il riscaldamento globale ha contribuito, per certi versi, a provocare una progressiva perdita delle vecchie piante le quali, ricorda Corzetto, necessitano per la loro corretta vegetazione, di temperature miti intervallate da inverni freddi.

Ma sono realmente queste le cause che stanno provocando la scomparsa del castagno?
Il castagno, spiega l’agronomo, è una pianta da frutto a tutti gli effetti e per vegetare necessita di particolari cure ed attenzioni quali la potatura dei suoi rami, e la gestione del sottobosco. I nostri castagneti sono ormai senescenti e, come ogni essere vivente non più giovane, necessitano di attenzioni particolari e cure specifiche …..che da decenni non vengono più effettuate. A causa dell’abbandono delle campagne si trovano quindi in uno stato di profondo abbandono. La chioma delle vecchie piante si è progressivamente ridotta e conseguentemente la superficie fogliare, che un tempo limitava il passaggio della luce verso il suolo frenando lo sviluppo di essenze spontanee ed infestanti, non è più in grado di esplicare a questa importante funzione.

Da tempo pertanto, spiega Corzetto, è in atto lo sviluppo, tra gli alberi, di arbusti ed essenze spontanee che entrano in diretta competizione con i castagni…una competizione nella quale il castagno risulta perdente. Questa competizione non si limita soltanto agli spazi aerei del bosco ma è presente pure a livello radicale. E’ bene sapere che le radici degli alberi si espandono ben oltre la proiezione della chioma (nell’immagine che segue, la linea tratteggiata corrisponde ad una ipotetica chioma):

castagnoUn tempo quindi la chioma del “frutteto castagneto” copriva interamente la superficie aerea del bosco impedendo il passaggio della luce verso il suolo e ciò ostacolava lo sviluppo delle piante competitrici.

Le radici dei castagni, ampiamente espanse sulla superficie, trattenevano il terreno bloccando i suoi movimenti e conseguentemente le frane.

 

 

Ma il fungo porcino come può essere influenzato dalla minore presenza di castagni nei boschi?
Il fungo porcino che nasce nei castagneti, spiega Marco Corzetto, è certamente quello più profumato e saporito tra i “boletus” da noi raccolti ed apprezzati. Vive a stretto contatto con le radici di questa pianta, come si osserva dalla immagine che segue:

castagno

Fino a quando le radici del castagno, forti e vigorose, colonizzavano tutta la superficie del bosco questi funghi avevano la possibilità di svilupparsi in ogni dove. Attualmente i deboli castagni possiedono un ridottissimo sviluppo radicale ed i funghi, conseguentemente, sono localizzati per lo più nelle immediate vicinanze del tronco delle piante.

Ma è inevitabile subire la dipartita del castagno e con esso la progressiva perdita del fungo porcino?
Coloro che negli ultimi anni hanno posto giovani piante di castagno all’interno del proprio giardino o terreno avranno certamente potuto apprezzare la vigoria di queste piante e la ricchezza di frutti che sono in grado di garantire ogni anno (nella foto, una di esse):

castagno

Lo stesso Marco Corzetto ha posto a dimora giovani piante all’interno di terreni di sua proprietà riscontrando gli stessi positivi risultati.
Spiega che sarebbe un dovere lasciare ai posteri ciò che noi abbiamo ricevuto in dono dai nostri avi, e questo potrebbe essere possibile attraverso campagne di reimpianto del prezioso albero all’interno di boschi, garantendo quindi anche la sopravvivenza del pregiato fungo porcino….e della saporite caldarroste.

NESSUN COMMENTO