In Liguria la green economy significa difesa del territorio e opportunità di lavoro

La parola d’ordine in Europa e Italia è “Green new deal”, un nuovo patto per trasformare l’economia odierna in un’economia rispettosa dell’ambiente e capace di generare ricchezza. In Liguria la green economy è un valido aiuto su molti fronti, a partire dalla riduzione del dissesto idrogeologico, passando per il favorimento delle imprese agroalimentari locali e arrivando alla nascita di nuove microimprese. La Regione Liguria si sta muovendo in tale direzione approvando normative che favoriscono la filiera corta, la nascita di imprese agricole e la gestione dei rifiuti secondo modalità innovative: vediamo alcuni esempi.

Agricoltura, green economy e difesa del territorio

Il dissesto idrogeologico si combatte curando il territorio e in questo senso l’attività imprenditoriale agricola fornisce un supporto validissimo. La Regione Liguria, attraverso l’attività dell’assessorato regionale all’agricoltura, è fortemente impegnata nel sostenere la nascita di nuove aziende agricole e nel diversificare l’attività imprenditoriale di queste ultime. Un esempio di diversificazione è la produzione di energia termica da biomasse quale attività extra-agricola, progetto previsto dal Piano di sviluppo rurale ligure finanziato dall’UE. Gli impianti a biomassa forniscono il necessario riscaldamento alle serre attraverso piccole reti di teleriscaldamento, costituendo così una piccola alternativa alla produzione di energia. Non la soluzione definitiva alle fonti di energia fossili, ma un compendio ad altre fonti rinnovabili in fase di sviluppo.

Gas naturale e rispetto dell’ambiente

Il gas naturale, tuttavia, resta la materia prima a minor impatto ambientale da usare per il riscaldamento, essa rispetto al petrolio e al carbone, ha una incidenza sull’ambiente inferiore di circa il 30-50%. Si tratta quindi di una fonte di energia a basso impatto ambientale destinata a durare a lungo, dal momento che produrre energia per il riscaldamento a impatto zero non ha per ora trovato soluzioni definitive e immediate, di conseguenza il gas naturale non potrà essere così facilmente soppiantato. Questo ha inoltre risvolti economici: il gas naturale è considerato un asset strategico dalle società di trading, le quali offrono opportunità d’investimento attraverso i certificati turbo.

Foto: pixabay.com.

Cibi a chilometro zero nelle mense scolastiche

La green economy in Liguria passa anche per i cibi bio e a chilometro zero nelle mense scolastiche. Con l’aggiornamento delle linee guida sulle procedure di gara, le società della ristorazione scolastica a partire dall’anno scolastico 2019/2020 dovranno garantire prodotti alimentari biologici e stagionali, così da ridurre i rifiuti e le emissioni inquinanti. Una scelta che testimonia come la Regione Liguria voglia per ridurre l’impatto ambientale per valorizzare il territorio ed i suoi prodotti agricoli e alimentari.

Il “Menu Green” delle mense scolastiche liguri prevede, infatti, l’uso di materie prime certificate, l’inserimento nella dieta degli scolari di cibi prodotti in regione e l’adozione di imballaggi riciclabili. I vantaggi che ne derivano sono ambientali, ma anche economici per le aziende locali che possono così contare su un nuovo sbocco per i loro prodotti e, non di poco conto, l’educazione diretta e indiretta degli alunni e delle famiglie a un nuovo tipo di alimentazione più ecocompatibile e sana.

Foto: pixabay.com

Il compostaggio di comunità

In Liguria, con la modifica del Testo unico ambientale (TUA) da parte della Regione, i comuni possono organizzare quello che si definisce “compostaggio di comunità”, ovvero la possibilità per le comunità locali di dotarsi di piccoli impianti per il compostaggio aerobico della frazione organica dei rifiuti domestici. Gli impianti accolgono quindi gli scarti di mense, mercati, giardini, parchi, attività agricole e cucine, trasformando questa frazione dei rifiuti in beneficio economico per la comunità locale. Il compostaggio di comunità, infatti, riduce il costo della tassa sui rifiuti poiché l’impianto diventa una risorsa economica per il Comune attraverso la vendita del compost e la creazione di nuovi posti di lavoro.

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