L’attuale progettazione del verde di Genova

Ogni città di mare della penisola italiana è, di norma, caratterizzata da un clima mite ove la brezza marina che la attraversa diffonde il soave profumo degli alberi e arbusti, appartenenti alla macchia mediterranea, che ne arredano strade e vialetti.
Le piante tipiche della macchia mediterranea sono accomunate da una serie di caratteristiche specifiche: fogliame sempreverde, fioritura persistente e profumatissima, presenza di bacche o frutti che persistono sulla pianta, colorandola, per un lungo periodo.

Ogni città di mare… tranne una: Genova!, afferma l’agrotecnico Marco Corzetto,  titolare dello Studio Tecnico del Verde di Genova (www.studiotecnicodelverde.it):

Che tristezza dover subire la progettazione del verde da parte di fantomatici “esperti” che con le loro idee violentano la nostra storia, la nostra cultura, la nostra città.
Di questo passo nel Palazzo del Melograno (i genovesi come il sottoscritto non hanno bisogno di ulteriori indicazioni per capire di quale palazzo si tratta, spiega Corzetto) troveremo una bella pianta di melo cotogno….. quindi eviterò di fornire maggiori indicazioni su ubicazione di questo palazzo! Non sia mai che per decreto decidano di sostituire il melograno causando, come cita la leggenda, il crollo dell’antico e maestoso palazzo.

Ma quindi cosa ne pensa dell’attuale progettazione del verde di Genova?

Fino ad alcuni decenni orsono i viali e le strade della nostra bella città erano ricchi di aranci amari, pitosfori, mirti, corbezzoli….le piante ora superstiti di quella antica scuola di pensiero sono ancora visibili in Corso Aurelio Saffi o nel Viale della Palme a Nervi ed anche a Quinto!
Da alcuni anni le aiuole della nostra città ospitano invece ciliegi e peri….. ossia piante con fioriture effimere di circa 15 giorni e a foglia caduca!

E cosa dire dei “sorbi” inseriti in Piazza Martinez?, osserva Corzetto: il sorbo, pianta tipicamente montana, è stato scelto per adornare le aiuole della nostra città di mare! Peraltro la varietà inserita nella piazza presenta bacche di dimensione eccessivamente grandi tanto che il loro peso ogni anno determina la rottura o il ripiegamento di molti rami aggiungendo all’effetto estetico già sgradevole un disagio al passaggio delle persone che transitano nei pressi!
Vogliamo parlare del porto antico dove tra le bruttissime e malsane palme inserite trovano posto…..i gelsi!

Beh, pare che Genova sia in buona compagnia da questo punto di vista. Anche a Milano ha creato scalpore l’inserimento di palme in Piazza Duomo.

Nulla da eccepire: se a Milano gli “espertoni” inseriscono le palme nella “Piazza del Duomo” per quale ragione noi dovremmo posizionare all’interno del porto antico profumatissimi e coloratissimi agrumi? Ed allora? Vai con il gelso.
Ma questi esperti, spiega l’agrotecnico, hanno potuto fare anche peggio: l’olivo, pianta diffusamente coltivata in Liguria solo a partire dal ‘700, ora viene inserito nelle aiuole cittadine con sempre maggiore frequenza…..
L’olivo, pianta dalle foglie grigiastre e piccole, dalle fioriture insignificanti è divenuta pianta da arredo dei nostri vialetti!
Anche la persona meno qualificata ponendo al confronto una foglia di olivo ed una di pitosforo non può fare a meno di notare che, se la prima ha un colore “pallido”, le altre essenze presentano una tonalità verde lucente di ben altro aspetto estetico. Nulla da eccepire sulle qualità eccellenti del nostro olio….. ma quanti di noi hanno in salotto come animale di compagnia una mucca soltanto per il fatto che amano il latte?

Quindi quali sono, secondo lei, le cause che hanno prodotto la decadenza del verde cittadino?

Certamente la politica, che ha eliminato ogni finanziamento relativo alla gestione del verde urbano destinando somme sempre più ingenti a strutture inutili o progetti irrealizzabili ….ricordate il tunnel sotto il porto?
Ma qualche responsabilità spetta anche ai vari ordini professionali che orbitano intorno alla materia agraria… a mio avviso, la loro scarsa capacità di collaborazione e l’eccessivo spirito critico di alcuni nei confronti dei colleghi più innovativi ha contribuito a creare un “disordine” che genera sconcerto.

Ma quale categoria professionale è preposta alla progettazione di un giardino? Chi può curare le piante o determinare il rischio di caduta di un albero?

Anche se taluni operatori arrogano queste esclusive al proprio collegio di appartenenza, in realtà tutte le categorie professionali del settore agrario (agrotecnici, periti agrari, forestali, agronomi e paesaggisti) sono potenzialmente in grado di operare nelle diverse aree tematiche, afferma Corzetto.
Va da sé che, per la vastità degli argomenti interessati, non esistono dei “tuttologi” ma semmai dei professionisti preparati in ambiti specifici.
Vincendo le ritrosie e le divergenze tra gli ordini professionali, e per ovviare a questo problema, pochi anni orsono nacque a Genova lo Studio Tecnico del Verde; al suo interno collaborano operatori appartenenti ai diversi ordini professionali: forestali, agrotecnici, architetti paesaggisti, giardinieri e climber.
Molti dei membri che costituiscono lo staff dello studio possiedono lunga militanza ed esperienza nel settore, in alcuni casi ultra decennale.
L’attiva collaborazione “interculturale” permette di superare gli ostacoli relativi alle diverse capacità dei singoli ed ogni operazione viene eseguita con la sinergia di ogni collaboratore.
I veri motori dello Studio sono la competenza pratica, l’aggiornamento costante dei suoi professioni e gli investimenti.
La competenza pratica è necessaria, come sostengono i più autorevoli esperti in materia, poiché in ambito agrario ciò che si osserva sul campo spesso non rispecchia quanto si legge sui libri …del resto da sempre le maggiori invenzioni e scoperte sono avvenute per caso o perfino per errore durante prove ed esperimenti “pratici”, piuttosto che dopo analisi a “tavolino”.
L’aggiornamento permette al professionista di essere “adeguato” ai veloci cambiamenti che caratterizzano anche la materia agraria.

Gli investimenti… parola sconosciuta per molti a Genova:

Infatti, fino a pochi anni orsono ma per molti professionisti ancora accade, le analisi di stabilità degli alberi venivano effettuate con una sorta di “trapano a manovella” in uso nei primi decenni del ‘900!
In risposta a questo lo Studio Tecnico del Verde si è dotato, ma non dopo aver frequentato corsi di aggiornamento anche all’estero, delle più moderne attrezzature diagnostiche per verificare la stabilità degli alberi mandando di fatto il datato “Succhiello di Pressler” o “trapano a manovella” in pensione: sono arrivati a Genova il Resistograph che esegue diagnostiche dei legni, Il Picus esegue la TAC dei tronchi…e il Treeqnetic in grado di permettere le analisi SIM capaci di verificare con assoluta certezza il rischio di caduta di un albero, spiega Corzetto.
Ed ancora strumenti di endoterapia, alcuni dei quali ancora sconosciuti in Italia, capaci di debellare dopo un solo intervento e per numerosi anni gli insetti degli alberi.
E con essi una svariata gamma di attrezzature indispensabili nell’agricoltura e gestione del verde dell’anno 2017!

Grazie a Marco Corzetto per il suo contributo; chissà che anche la prossima amministrazione comunale genovese possa tenere conto di queste sue preziose osservazioni.

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