Arte e pensiero – Intervista a Cesare Viel

Cesare Viel è un artista per il quale i concetti e le idee espresse nelle proprie opere sono più importanti del risultato estetico e percettivo dell'opera stessa.

Arte e pensiero

L’arte diventa pensiero quando in un’installazione l’artista non ricerca qualcosa di spettacolare ma qualcosa di intenso.
E’ il caso di Cesare Viel, un artista per il quale i concetti e le idee espresse nelle proprie opere sono più importanti del risultato estetico e percettivo dell’opera stessa.
Come nell’opera “Il Giardino di mio padre”, una installazione non spettacolare ma intensa, per esaltare il vuoto e la mancanza, così come tanti anni prima era stato per “L’arte di battere a macchina”, un’opera concettuale apparentemente incomprensibile ma che ha l’intento di far capire l’importanza del vuoto, della mancanza, delle parole non dette.

L’arte è emozione, se non ci fossero le emozioni probabilmente non ci sarebbe neanche l’arte e le emozioni possono essere felici o dolorose, entrambe in grado di suscitare ispirazione.

La chiacchierata di Michela Resi con Cesare Viel sarà molto apprezzata non solo dagli amanti dell’arte ma anche da chi apprezza prendersi del tempo, soffermarsi per riflettere quel minuto in più, capire l’importanza delle cose che abbiamo e che ci circondano, magari per conoscere di più proprio se stesso.

Biografia (da Wikipedia)

Cesare Viel è nato a Chivasso nel 1964, a partire dagli esordi, alla fine degli anni Ottanta, la sua ricerca gravita intorno alle pratiche dell’installazione e della performance, e intreccia diverse tecniche e mezzi espressivi come il video, la fotografia, il disegno, la scrittura, l’oralità.
Nel 1998 gli è stato assegnato a Bologna il Premio Francesca Alinovi, oggi Premio Alinovi Daolio. Nello stesso anno è tra gli organizzatori del convegno, al Link di Bologna, sulle nuove ricerche artistiche italiane Come spiegare a mia madre che ciò che faccio serve a qualcosa?, i cui atti sono stati pubblicati da Charta-I libri di Zerynthia.
Nel 1999 ha partecipato al progetto Oreste[1] in occasione della 48ª Biennale di Venezia curata da Harald Szeemann.
Dal 2000 è docente dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.
Nel 2008 il Museo d’arte contemporanea Villa Croce di Genova gli ha dedicato la personale Cesare Viel. Mi gioco fino in fondo. Performance e installazioni[2], che ripercorre la produzione dell’artista dall’inizio degli anni Novanta[3][4].
Nel 2019 al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano viene allestita la personale antologica Cesare Viel. Più nessuno da nessuna parte, con catalogo curato da Diego Sileo e pubblicato da Silvana Editoriale.

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Michela Resi
Ho iniziato a cantare a 19 anni, sono stata una delle voci di "Non è la Rai" di Gianni Boncompagni, il mio soprannome era "Speedy" per la velocità nell'apprendere canzoni nuove. Successivamente sono stata corista di Marco Masini e Jenny B. Dopo aver girato l'Europa come cantante mi sono fermata a Bogliasco. Vivevo già a Genova quando ho partecipato a “We three plus friends”, l'ultimo disco di Bobby Durham, batterista di Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald. Dal 2013 sono conduttrice di Zenazone, realizzo video e interviste in team con Davide con cui ho realizzato anche oltre 130 video itinerari turistici in tutta Italia col format Eats&Travels.

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