All’Altrove – Teatro della Maddalena un focus di due giorni su Svetlana Aleksievic

Svetlana Aleksievic

Venerdì 28 e sabato 29 aprile l’Altrove – Teatro della Maddalena sarà la casa di un piccolo grande progetto speciale: una due giorni di teatro dedicata a Svetlana Aleksievic, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2015. Due spettacoli teatrali e una mostra che hanno come oggetto la ricerca, la poetica e la scrittura corale di questa grandissima autrice bielorussa: Monologhi dell’atomica, venerdì 28 alle ore 21:00 e sabato 29 alle ore 19:00, e Ragazzi di Zinco (Mise en Espace), venerdì 28 alle ore 19:00 e sabato 29 ore 21:00.

Biglietto unico per i due spettacoli: 15,00 Euro (che potranno essere visti anche in 2 giorni separati o da 2 persone distinte).

Info e biglietteria: 

info@teatroaltrove.it
info@narramondo.it
010.9753672
Nell’intervallo fra il primo e il secondo spettacolo “Aperitivo russo”

Nel Foyer sarà allestita la Mostra realizzata dagli studen ti del “Liceo artistico Paul Klee” di Genova nel corso del progetto “Scuola alternanza Lavoro” (Classi 4A e 4D): le scene, i costumi e più in generale, tutto il materiale visivo dedicato allo spettacolo “Ragazzi di zinco“.

Monologhi dell’atomica
Ven 28 Aprile ore 21 – Sab 29 Aprile ore 19
testo ripreso dai racconti di Svetlana Aleksievic e di Kyoko Hayashi
un progetto di e con Elena Arvigo
regia di Elena Arvigo / Produzione Il Teatro delle Donne

Elena Arvigo prosegue il proprio percorso nel teatro civile, indagando, dopo Anna Politkovskaja, altre donne imperdonabili, testimoni scomode di realtà difficili: Svetlana Aleksievich e Kyoko Hayashi.

Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la letteratura nel 2015, ha scritto “Preghiera per Cernobyl”, in cui racconta la grande Storia attraverso le piccole storie, che sono soprattutto vicende di donne, vecchie contadine bielorusse accanto a stufe radioattive come piccoli reattori, madri e mogli che hanno visto la carne dei loro uomini (soccorritori ed elicotteristi intervenuti per spegnere la centrale in fiamme) staccarsi dalle ossa per le radiazioni, operai che hanno costruito il sarcofago destinato a contenere il raggio invisibile e che stavano lentamente morendo di cancro. Un libro che non parla di Cernobyl in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente: le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto. Kyoko Hayashi è una donna sopravvissuta a Nagasaki che ha lasciato testimonianza in “Nagasaki. Racconti dell’atomica”, quattro storie in presa diretta che, attraverso i personaggi femminili, raccontano quello che accadde a Nagasaki, ma anche cosa significa vivere da sopravvissuti al disastro.

Al centro dei racconti non c’è la “grande storia” ma la messa a nudo dell’animo umano di fronte all’indicibile. Una prosa distaccata e coinvolgente, che ci spinge ad interrogarci su come ognuno di noi avrebbe reagito in una situazione così estrema.

Due capitoli oscuri della storia contemporanea: Cernobyl e Hiroshima, 1986 e 1945.L’esplosione di un reattore di una centrale nucleare in Ucraina e lo sgancio della bomba atomica da parte degli americani su una città giapponese, alla fine della seconda guerra mondiale. Hiroshima e Chernobyl. Due eventi che hanno segnato le coscienze degli uomini del secolo breve e di cui ancora piangiamo i postumi. Due eventi simbolo della distruzione e della morte nucleare, indagati attraverso le parole di due testimoni scomode, due imperdonabili.

I Monologhi dell’atomica nascono come omaggio a due voci importanti, Svetlana Aleksievic e Kyoko Hayashi, che si aggiungono alla lista di “Imperdonabili”, testimoni scomode e necessarie di questo nostro tempo a cui sto dedicando in questi anni il mio lavoro. ll 9 Agosto 1945, 70 anni fa, viene lanciata la bomba atomica su Nagasaki. Il 26 Aprile 1986, quarant’anni dopo, scoppia la centrale nucleare di Cernobyl. Al centro del mio interesse anche qui la figura femminile come testimone scomoda. “Pensavo di aver scritto del passato invece erano appunti per il futuro” scrive la Aleksievic. È un percorso solo all’inizio e nei miei sogni mi piacerebbe condividere questa ” storia ” con altre attrici. Renderlo davvero “Voci di Cernobyl e Nagasaki” – sono storie importanti, faticose e poter condividere il lavoro con qualcuno è forse la parte più bella della vita e di questo mestiere”. (Elena Arvigo)

Ragazzi di zinco – Il processo a Svetlana Aleksievic / Mise en Espace
Ven 28 Aprile ore 19 – Sab 29 Aprile ore 21
con Elena Arvigo, Eva Cambiale, Paolo Li Volsi, Barbara Moselli, Carlo Orlando
Scene e Costumi realizzati dagli alunni della 4A e 4D del liceo artistico “PAUL KLEE” Genova
Diretto da Carlo Orlando
Produzione Narramondo, Altrove – Teatro della Maddalena, Ratatok Teatro

Il racconto degli atti del processo che la Aleksievic subì nel suo paese all’inizio degli anni ‘90, in relazione alla pubblicazione di “Ragazzi di Zinco” (che raccoglieva le voci dei reduci della guerra in Afghanistan, delle madri, dei figli orfani). Una messa in scena che vuole proporre una riflessione su quella vicenda e, più in generale, sulle responsabilità e conseguenze che un artista deve assumersi quando vuole “raccontare la verità”.

All’inizio degli anni novanta, la scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievic, nel 2015 insignita del premio Nobel alla letteratura, subì nel suo paese due processi per diffamazione, in relazione alla pubblicazione del suo libro “Ragazzi di Zinco”, che raccoglieva le voci dei reduci della guerra in Afghanistan, delle madri, dei figli orfani. Non era la prima volta che la scrittrice subiva l’ostracismo di un sistema politico che, in sostanza, ogni volta con pretesti diversi, le muoveva sempre la stessa accusa: essere un artista, nel senso più puro del termine. La boicottavano e la processavano per le stesse ragioni per cui, anni dopo, altri le hanno conferito il Nobel: “per la sua scrittura polifonica, autentico monumento alla sofferenza e al coraggio del nostro tempo”. I processi si risolsero poi in un nulla di fatto. Restano però i documenti di quello che è stato un vero proprio processo alla verità, alla letteratura, al diritto di un artista a interpretare la realtà, a cogliere lo spirito di un tempo. E la cronaca di ciò che può accadere quando una comunità viene, grazie all’arte, messa di fronte a uno specchio impietoso che la obbliga a riconoscersi per quello che veramente è.

Nella nostra lettura non verranno raccontate le testimonianze raccolte nel libro, ma solo gli atti del processo, le dichiarazioni della scrittrice, i confronti diretti con i suoi accusatori, le dichiarazioni dei suoi sostenitori e quelle dei suoi detrattori. Una messa in scena che vuole proporre una riflessione non soltanto su quella vicenda ma anche, più in generale, sulle responsabilità e le conseguenze che un artista deve assumersi quando vuole “raccontare la verità”. Un meta-racconto su una forma di teatro (il teatro di narrazione civile, che nel nostro paese ha conquistato l’attenzione del pubblico) e di drammaturgia, quella appunto del teatro documento e della testimonianza che nel suo essere senza filtro, nel suo esprimersi senza metafore, racconta una verità che spesso, quando non è verità di comodo, non vuole essere sentita.

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